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Scuola di Teatro del
Piccolo Teatro di Milano

La Scuola di Teatro del "Piccolo" teatro di Milano fondata da Giorgio Strehler nel 1986 è oggi intitolata a Luca Ronconi, che l'ha diretta dal 1999 fino alla sua scomparsa, il 21 febbraio 2015. Nel panorama dei progetti didattici d'arte drammatica in Italia, si distingue perché, nei ventisei anni di lavoro nell'ambito di una prestigiosa istituzione culturale come il Piccolo Teatro, è diventata una parte integrante, una funzione del Teatro stesso. Questa unità organica consente di coniugare l'attività di formazione propria della Scuola con l'attività di produzione del Teatro, favorendo così il graduale inserimento degli allievi nella professione, senza nessuna frattura tra il periodo di studio e il momento dell'ingresso nel mondo del lavoro.

La Scuola di Teatro del "Piccolo" Teatro di Milano, che dal 2011 beneficia del sostegno di Eni, è certificata per la Gestione del Sistema Qualità in conformità alla norma UNI EN ISO 9001.

Elemento distintivo della Scuola di Teatro del "Piccolo" Teatro di Milano è rappresentato dalle solide garanzie di occupazione per gli allievi. Il progetto didattico della Scuola si basa sulla premessa che in qualunque tipo di teatro esistano tecniche similari indispensabili per agire in scena.

Lo svolgimento del progetto didattico della Scuola di Teatro del "Piccolo" Teatro di Milano può essere suddiviso in tre fasi successive: Fase dalla scoperta (periodo propedeutico) - Fase della trasformazione (periodo della qualifica) - Fase dell'interpretazione (periodo della specializzazione). Il corso ha una durata triennale (per un totale di 4400 ore), gli allievi frequentano la Scuola di Teatro del “Piccolo” Teatro di Milano a tempo pieno (8 ore al giorno per 6 giorni alla settimana).

Il corso comprende oltre alle lezioni teoriche e alle esercitazioni pratiche, un'attività di tirocinio che si realizza con la partecipazione degli allievi a spettacoli prodotti dal Piccolo Teatro. Gli allievi accedono ai corsi attraverso esami di ammissione.

Il concorso per l'ammissione alla Scuola di Teatro del “Piccolo” Teatro di Milano ha luogo ogni tre anni, quindi l'attività di formazione si concentra durante il triennio soltanto su questo gruppo; non coesistono cioè un primo, secondo e terzo anno. Tutti gli insegnamenti sono coordinati allo scopo di sviluppare il potenziale espressivo del futuro attore e di liberare le sue capacità. I docenti quindi evitano la "specializzazione" dell'allievo nella materia di loro competenza e collaborano all'integrazione fra i vari settori di studio. Il giudizio sulle qualità dell'allievo si basa su un criterio artistico, ma non sottovaluta l'impegno nello studio e l'autodisciplina, qualità indispensabile per affrontare la complessità dei compiti dell'attore. Periodicamente il consiglio degli insegnanti formula per ciascun allievo un giudizio di idoneità al proseguimento del corso.

La frequenza del corso è completamente gratuita. A ciascun allievo, inoltre, vengono forniti indumenti di lavoro (tute da ginnastica, calzamaglie, scarpe sportive, accappatoi, ecc.).

Scuola di Teatro del “Piccolo” Teatro di Milano

CONTATTI : via Giorgio Strehler (già via degli Angioli) 3 20121 - Milano
TEL :+39 02 72 333 414 FAX:+39 02 72 333 421
SITO WEB : http://www.piccoloteatro.org
Seguono gli articoli relativi alle attività della

Scuola di Teatro del Piccolo Teatro di Milano:

Semestre Expo 2015- La lunga estate al Piccolo:

Il Piccolo Teatro di Milano - Teatro d’Europa, nel semestre Expo da Maggio a Ottobre 2015, propone una programmazione ininterrotta di teatro, danza, musica e cinema. Per sei mesi il sipario delle tre sale - Teatro Strehler, Teatro Studio Melato e Teatro Grassi - si alza su oltre 300 appuntamenti di spettacolo: le grandi produzioni teatrali del Piccolo, il meglio del teatro italiano e dal mondo tra tradizione e ricerca e un Festival internazionale di danza. Il Chiostro rinascimentale di scuola bramantesca “Nina Vinchi”, trasformato nel quarto palcoscenico del Piccolo, diventa il cuore di Milano, sempre aperto al pubblico con un’offerta continuativa di cultura e di incontro. Gli spettatori possono scegliere, anche seduti ai tavoli del caffè letterario, tra prosa, concerti jazz, cinema all’aperto e spettacoli-laboratorio per ragazzi, immersi nell’atmosfera unica di un luogo definito imperdibile anche dalle guide turistiche internazionali. È una programmazione rivolta al pubblico che vogliamo si senta pienamente cittadino di Milano da qualunque parte del mondo provenga: gli spettacoli italiani saranno proposti con i sovratitoli in inglese mentre gli spettacoli internazionali saranno proposti in lingua originale e sovratitolati in italiano. Abbonamenti speciali per il Semestre Expo 2015 Pass 2 You e Pass 4 You sono gli abbonamenti pensati per questo eccezionale Semestre e validi per per tutti gli spettacoli in abbonamento in scena nelle tre sale del Piccolo da maggio a ottobre del 2015. Con la possibilità di vedere gli spettacoli anche in compagnia. In vendita a partire dal 9 marzo 2015.

Master in Performing Arts Management organizzato dall’Accademia Teatro alla Scala in collaborazione con il Piccolo Teatro di Milano:

Sono aperte le iscrizioni al Master in Performing Arts Management organizzato dal Piccolo Teatro in collaborazione con Accademia Teatro alla Scala e MIP-Graduate School of Business del Politecnico di Milano,con il patrocinio di Opera Europa, l’associazione che raccoglie 150 fra i più importanti teatri d’opera e festival lirici europei. Quest’anno il Master si arricchisce di prestigiose collaborazioni: il DeVos Institute of Arts Management di Washington D.C., l’Università di Zurigo e la National Italian American Foundation (NIAF). L’iscrizione è da inoltrare online attraverso il modulo disponibile sul sito dell’Accadema della Scala entro il 30 settembre 2015 per cittadini di Paesi extra europei e il 30 novembre 2015 per i cittadini dell’Unione Europea. Per saperne di più sono stati organizzati alcuni Open Day, prossimi appuntamenti 8 luglio e 8 settembre 2015, e due presentazioni in streaming (a questo link), il 17 giugno e il 9 settembre 2015 alle ore 18 (per effettuare l'accesso è necessario registrarsi al sito del MIP). Per maggiori informazioni e iscrizioni visita la pagina dedicata. Il "Master in Performing Arts Management" si pone come obiettivo la formazione di professionisti in grado di ideare, organizzare e gestire lo spettacolo dal vivo, seguendone tutti i processi produttivi, comunicativi e legislativi. I corsi iniziano a gennaio 2015 e terminano nell’aprile 2016: un anno e mezzo d’intenso lavoro sotto la guida di specialisti del mondo artistico e manageriale, una didattica learning by doing in stretto contatto con il mondo del lavoro, una fitta rete di rapporti internazionali nel mondo dello spettacolo, la possibilità di vivere da vicino la vita del teatro. Economia e cultura sono due aspetti tanto diversi quanto complementari per lavorare nel mondo delle Performing Arts. Con il Master queste due anime si uniscono formando figure professionali complete per competenze manageriali e conoscenze artistiche. Il Master si rivolge a laureati o a candidati che abbiano esperienza lavorativa di almeno tre anni maturata nell’ambito dello spettacolo dal vivo. La conoscenza dell'italiano e dell'inglese è indispensabile.

Strutture della Scuola di Recitazione del Piccolo Teatro di Milano

Scuola del Piccolo Teatro - Teatro Studio di Milano via Rivoli, 6 20121 Milano (MI) tel: 02/72333222 fax: 02/874836 email: info@piccoloteatro.org Sito: http://www.piccoloteatro.org/ Mezzi pubblici: Tram: 1 3 4 12 14; Bus: 43 57 61 70. Nel 1858-9 l'industriale Carlo Fossati costruì il Teatro Fossati, l'entrata principale verso il Castello, nell'attuale via Rivoli, ed il secondario a Porta Comasina
(attuale corso Garibaldi). E' stato ristrutturato completamente da Marco Zanuso, nel 1984-87, a cui si deve anche la progettazione della nuova sede del Piccolo Teatro . E' stato ricavato uno spazioaperto adatto ai cosiddetti spettacoli di ricerca. Delimitato da una gradinata a semicerchio ha due file di loggioni sovrapposti. Questa struttura è sede della Scuola di Teatro del Piccolo Teatro di Milano. L'ingresso del vecchio Teatro Fossati è La Scuola di Teatro del "Piccolo" fondata da Giorgio Strehler nel 1987. Nel panorama dei progetti didattici d'arte drammatica in Italia, la scuola si distingue perché, nei quindici anni di lavoro nell'ambito di una prestigiosa istituzione culturale come il Piccolo Teatro, è diventata una parte integrante, una funzione del Teatro stesso. Attività prevalente: Teatro di prosa e di ricerca; Concerti;Scuola di teatro del Piccolo. Palcoscenico
Larg. max interna m 18
Profondità m 20
Pendenza (%) 0º
Altezza boccascena m non c'è
Altezza graticcio m 16
Potenza elettrica Kw 200
Numero posti: platea 268 - galleria Balconata 138, totale 406 Camerini: 12 camerini Note: Accessibile ai disabili; servizio bar e guardaroba.

Bando di concorso della Scuola di Recitazione del Piccolo Teatro di Milano:

Scuola di Teatro del Piccolo di Milano: selezione del Corso per Attori, domande entro il 28 agosto 2011 È aperto il Bando di Concorso per partecipare alle selezione del Corso per attori Jean Louis Barrault della Scuola di Teatro del Piccolo. Il corso, destinato a 25 allievi, si svolgerà dal novembre 2011 al giugno 2014. La prima selezione avrà luogo il 5 settembre 2011. I requisiti per l’iscrizione al Bando di Concorso sono: data di nascita compresa tra l’1/1/1986 ed il 31/12/1993 e il possesso di Diploma di Scuola Media Superiore. Il modulo per la domanda di ammissione deve pervenire, debitamente compilato, entro e non oltre il 28 agosto 2011. La Scuola di Teatro del "Piccolo" fondata da Giorgio Strehler nel 1986 è oggi diretta da Luca Ronconi. Nel panorama dei progetti didattici d'arte drammatica in Italia, la nostra scuola si distingue perché, nei diciannove anni di lavoro nell'ambito di una prestigiosa istituzione culturale come il Piccolo Teatro, è diventata una parte integrante, una funzione del Teatro stesso. Questa unità organica consente di coniugare l'attività di formazione propria della Scuola con l'attività di produzione del Teatro, favorendo così il graduale inserimento degli allievi nella professione, senza nessuna frattura tra il periodo di studio e il momento dell'ingresso nel mondo del lavoro. Il progetto della Scuola non può prescindere dall'alto livello professionale dei docenti che sono non soltanto personalità di grande esperienza professionale, ma anche e soprattutto maestri di notevole capacità pedagogica, disposti ad apprendere a loro volta, a sperimentare nuove applicazioni, a ricercare insieme agli allievi. Il legame con la realtà teatrale è perseguito anche attraverso l'organizzazione di seminari con personalità di grandissimo rilievo che passino dalla nostra città. Negli anni passati la Scuola ha ospitato le lezioni di danza di Carolyn Carlson e di Micha van Hoecke, di Fedele D'Amico e di Guido Davico Bonino sul "Don Giovanni", di Oscar Schindler sui processi comunicativi, di mimo di Marcel Marceau, di recitazione di Bruce Myers (della compagnia di Peter Brook), di Peter Stein e di Sam Schacht (dell'Actors Studio).

Intervista ad un allievo diplomato della Scuola del Piccolo Teatro di Milano:

Attore teatrale in tre step: prima il gruppo dell’oratorio, poi “l’esame al liceo”, per approdare alla Scuola del Piccolo Teatro di Milano. Oggi Davide Paciolla, 28 anni, è un attore professionista. In molti lo sognano: «Da grande voglio fare l’attore». Ma dietro questo desiderio si celano fatica, sudore. Perché il talento non sempre basta. Abbiamo fatto due chiacchiere con Davide che negli ultimi mesi è in tournée con “Ghost, il musical” che ha fatto il pieno di applausi e successi al Teatro Nazionale di Milano. Come e quanto hai cominciato? «Ho iniziato a recitare durante le scuole medie al laboratorio di teatro come attività extrascolastica. Successivamente frequentando l’oratorio ho incontrato un gruppo di ragazzi più o meno coetanei che aveva formato una compagnia filodrammatica. Da lì ho fatto un po’ di esperienza in qualche altro gruppo della città: anche cimentandomi nei musical. Grazie a queste compagnie ho accumulato quello che si può chiamare un piccolo bagaglio di esperienza e formazione sul campo». Quando hai capito che eri nato per fare l’attore? «L’ultimo giorno del liceo, poco prima della maturità: scrissi una piccola commedia in cui mi immaginavo due compagni di classe che dopo 60 anni si incontravano al parco, ormai nonni, e divertiti, ricordavano i propri insegnanti. Insomma una parodia di ogni professore con gli aneddoti più simpatici del liceo. Un “one man show”. Mi diedero addirittura le ultime due ore di lezione. Mi organizzai con costumi di scena, oggetti, sistemammo l’aula come un teatro: come palcoscenico la cattedra e in platea tutto il corpo docente e gli studenti delle classi vicine. Quello che per me era nato come gioco si rivelò poi uno spettacolo vero e proprio. E i commenti sinceramente positivi di compagni e soprattutto insegnanti mi fecero maturare l’idea di tentare i provini per le varie scuole di teatro d’Italia e di farlo diventare un lavoro». Poi? «Mi sono trasferito a Roma e ho cominciato l’Università per accontentare anche i genitori e il loro desiderio del famoso “pezzo di carta”. Nel frattempo ho iniziato a fare provini, cercare lavoro nel teatro. Ho capito, nel giro di poco tempo, che l’università non faceva per me: lasciai gli studi e mi dicesi di tentare a 23 anni quello che in gergo si chiama il “gran tour”, cioè il giro di tutte le maggiori scuole di recitazione riconosciute in Italia. Io tentai solo al Teatro Stabile di Genova e al Piccolo Teatro di Milano. In quest’ultimo passai i provini. Esperienza fantastica, unica. Sono uscito, dopo 3 anni di sacrifici, con un diploma di Alta Formazione Professione, riconosciuto dalla Regione Lombardia e a livello Nazionale con la qualifica di Attore Professionista». Come si ottiene il diploma? «Il diploma si ottiene in qualunque scuola di teatro riconosciuta dallo Stato. E di solito non sono a pagamento perché si entra come vincitori di borse di studio, dopo minimo tre selezioni. Le altre scuole di teatro in cui si paga una retta anche molto alta risultano meno credibili e meno attendibili come formazione perché pagando è difficile che gli allievi vengano scartati. Ultimamente stanno nascendo in ogni dove scuole di teatro con insegnanti di ignota provenienza o di dubbia formazione che prospettano una sicura carriera e un pronto inserimento nel mondo dello spettacolo, in cambio di molti soldi che spesso servono al mantenimento dei suddetti insegnanti. Questa è sempre una generalizzazione, ma se si vuole scegliere una scuola forse è meglio indirizzarsi su quelle riconosciute e con un po’ di storia». Quali consigli?«Ne propongo alcune. Prendo spunto dalla rivista di teatro Hystrio. Ecco alcuni nomi: Civica Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi di Milano, Civica Accademia d’Arte Drammatica Nico Pepe di Udine, Civica Scuola d’Arte di Drammatica di Cagliari, Accademia d’Arte Drammatica Silvio d’Amico di Roma, Accademia dei Filodrammatici di Milano, Scuola del Piccolo Teatro di Milano, Scuola del Teatro Stabile di Genova, Scuola di teatro del Teatro Stabile di Torino, Scuola del Teatro Stabile del Veneto Carlo Goldoni di Padova, Scuola del Teatro Biondo Stabile di Palermo, Scuola di Arte Drammatica Umberto Spadaro di Catania, Scuola Nazionale di Cinema di Roma». Studiare è importante? «Io ho studiato in una scuola per tre anni e ho un diploma, quindi so recitare, quindi sono un attore. Non è vero. Così come un neolaureato in medicina non è un bravo medico o un bravo chirurgo. Il diploma serve a certificare che tu hai studiato tutte le discipline inerenti al tuo lavoro e a garantire che tu sei formato per entrare nel mondo del lavoro. Ciò che fa la differenza è l’esperienza. La funzione della scuola è quella di formare attori che abbiano una “grammatica” di base comune per poter lavorare in qualsiasi teatro e per qualsiasi genere di teatro, dalla tragedia classica al musical». Dalla scuola al teatro, quello vero. Come si trova lavoro?«Per trovare lavoro in teatro bisogna cercare su internet su siti appositi, ci si può iscrivere alle mailing list dei teatri che pubblicano bandi pubblici, ci si può affidare anche al passaparola. I siti di settore sono un buon mezzo per arrivare a molte persone, ma sono spesso intasati da annunci di lavoro di persone non professioniste che offrono lavoro non retribuito, o a budjet ridotto con promessa di visibilità. Ricordo a tutti che questo è un lavoro e che va sempre pagato. Un consiglio che mi sento di dare: prima di inviare il vostro materiale, fate prima una piccola ricerca su Google e su Youtube sul regista o sul produttore, per capire meglio se si tratta di una piccola truffa, di un incompetente o della promessa del teatro italiano. In ogni modo arriverete più preparati al provino. Bisogna scrivere il proprio curriculum artistico il più ordinato possibile con tutti i dati anagrafici, recapiti e le esperienze lavorative in ordine cronologico partendo dall’ultima praticata». E col cinema e la tv? «Per lavorare invece nel cinema, televisione e pubblicità non ci sono siti: bisogna avere un’agenzia. Un’ agenzia che si occupa di procurare all’attore il provino e che gestirà il famoso contratto. Le agenzie serie non chiedono soldi per iscrizioni o per le spese di cancelleria. Non propongono corsi obbligatori di portamento o di recitazione davanti alla telecamera. Di solito l’agente percepisce una percentuale sul compenso di un lavoro che ha procurato lui, andato a buon fine. Le percentuali variano a seconda se parliamo di pubblicità, cinema o televisione. Le agenzie più accreditate sono quelle storiche che ognuno di noi può trovare su internet e sono quelle che durano da più tempo. Ma ce ne sono anche qui molte che nascono ogni giorno per varie fusioni o distaccamento di qualche agente che ha voluto un’agenzia propria. Anche qui funziona il passaparola, basta tener presente gli avvertimenti di cui sopra». Dicci qualcosa a proposito dei contratti che riguardano questo settore. «Esiste il contratto nazionale. Diciamo che questo è il non plus ultra per un attore, con tutti i diritti e i privilegi che un attore può desiderare o a cui aspira. La realtà è ben diversa. Ci sono anche le scritture private. Un accordo privato tra produttore e attore». Ma si “lavora” davvero? «Quello dell’attore scritturato è un lavoro molto precario. Per questo non c’è da stupirsi se si vede un attore che tra un lavoro e l’altro trova lavoro come cameriere o commesso. Ho la fortuna di fare un lavoro che ho scelto, nonostante le difficoltà. E quando mi sono trovato senza lavoro mi sono dedicato al dietro le quinte, come assistente alla regia, tecnico di palcoscenico, autista, ho montato e smontato le scenografie, come amministratore, ho scritto monologhi, partecipato a concorsi e bandi teatrali».

Recensione dei saggi di fine corso della Scuola di Teatro del Piccolo Teatro di Milano

SAGGI DI FINE CORSO: SCUOLA DEL PICCOLO TEATRO DI MILANO E TEATRO STABILE DI TORINO A che serve essere giovani se il teatro è un mondo per vecchi Mi è capitato, per una fortunata coincidenza, di assistere in questi giorni ai saggi di diploma della Scuola del Piccolo Teatro di Milano e a un saggio di fine secondo anno della Scuola del Teatro Stabile di Torino. Mi sono chiesta se fosse corretto parlare in questo blog di due saggi che non avevano la pretesa di essere considerati come produzioni da mostrare al pubblico, ma semmai esercitazioni in vista dell’entrata dei giovani attori nel mondo del lavoro. Mi sono decisa comunque a scrivere, non tanto una recensione, quanto una serie di pensieri che ho avuto rispetto alla generazione di attori che farà parte della cosiddetta scena contemporanea. Iniziamo con la Scuola del Piccolo. Ho assistito nella stessa giornata a due diversi saggi, il primo: un ennesimo Gabbiano di Cecov e il secondo: un meno scontato Platonov, sempre dello stesso autore. Guardando il catalogo delle passate edizioni dei saggi, mi sono accorta, con stupore, che la Scuola del Piccolo finisce ogni triennio presentando quasi sempre un testo di Cecov a cura di Enrico D’Amato. Ho pensato allora che il regista-insegnante credesse fermamente, e anche io in parte ne sono convinta, che l’esercitazione degli allievi su questo autore possa aiutarli a risolvere grossi problemi di recitazione. Quello a cui ho assistito ha però dello sbalorditivo. Intanto la scarna scena, fatta di sedie inizio secolo, un siparietto con proiezioni in stile Vecchio Munch e un piccolo palco, e gli eleganti ma consunti costumi della Spinatelli, non facevano presagire niente di buono e di nuovo, ma la cosa più straniante è stata la direzione dei giovani attori. Tutti ingabbiati in gesti, intonazioni, ritmi, e posture che fanno risalire il loro lavoro agli anni 50, ovvero alle prime regie di Strehler. Incredibilmente a tratti, qualche atonalità del Ronconi anni 70, in segno di rispetto e riconoscenza per il loro Direttore. Ora, pace all’anima buona del compianto Maestro e con tutto l’amore per Ronconi, mi chiedo come possano questi ragazzi affrontare il teatro che fuori della scuola li aspetta. Come potranno incontrare Latella, Binasco, Rifici, Dante, Cirillo, Malosti e tutti gli altri, se non attraverso dei traumatici risvegli dal lungo letargo scolastico. Come potranno considerarsi degli artisti se tra i loro riferimenti non ci sono i grandi registi della scena contemporanea: Marthaler, Ostermejer, ... Non posso chiaramente scrivere che la Scuola formi cattivi attori, non ho assistito al percorso pedagogico e artistico di questi tre anni, ma ciò che si può inquietamente affermare è che il loro biglietto da visita, quello scritto per loro dagli insegnanti, non mette in luce né il talento, né le possibilità espressive dei diplomati. Li schiaccia in una forma antica, bella e utile solo se vista al museo di storia del costume. Poi diciamocelo, un conto è la poesia di Strehler, o l’acuta osservazione di Ronconi, altra cosa è lo scimmiottamento. Mi verrebbe da consigliare, ad un teatro già in seria perdita di prestigio come quello del Piccolo, che è tempo di cambiare e di svecchiare struttura e metodologia. Non sono contro il passato, credo che sia giusto per i giovani attori incontrare attori del calibro di Nuti, Lazzarini e Giannotti, è giusto raccordarli ai grandi maestri del passato, ma ancora più giusto sarebbe aiutarli ad impossessarsi degli strumenti adatti per affrontare presente e futuro. Auguro a questi ragazzi tutto il bene, per ora mi viene da suggerire ai registi due nomi: il giovane De Mojana, intelligente e curioso e la brava Rosellini, capace di dare se stessa persino in un saggio dove il lavoro dell’attore su di sé, il lavoro sui rapporti tra gli attori in scena e tra i personaggi, la vita insomma, non sono stati minimamente presi in considerazione. Di altro spirito il saggio su Girotondo di Schnitzler a cura del nuovo direttore della scuola di Torino Walter Malosti, con l’aiuto prezioso del coreografo Alessio Maria Romano. Qui al contrario, energia pura e libera, fantasia sfrenata (ci hanno tenuto molto a sottolineare la natura autorale del lavoro, nato sulle improvvisazioni dei ragazzi poi guidate da Malosti). I corpi degli allievi devo dire sono sorprendentemente vivi e allenati, è un piacere vedere tanta energia sul palco, tanta voglia di fare. I venti ragazzi, divisi in due gruppi, hanno presentato due diverse versioni di Girotondo, ognuno apportando la propria personalità e la propria fantasia al servizio dello spettacolo, confezionato in modo molto pop dal regista. Certo, quest’operazione che avrei stroncato se fosse stata presentata come uno spettacolo vero, visto che non risolve neanche uno dei problemi di interpretazione posti dal grande Schnitzler, infarcita così com’è di gag, e goliardie, al contrario, l’appoggio pienamente come esercitazione: qui si vedono gli interpreti, si vede che cosa possono realmente dare, anzi risultano per lo più bravi, anche se un occhio attento riesce già a dividere quelli più deboli dagli altri francamente più pronti per la professione. A Walter Malosti, che si sta dimostrando intelligente conoscitore di ciò che serve al teatro del futuro, portando i ragazzi ad avere corpi vivi e reattivi in scena, e voci piene ma non impostate, darei, se mi è lecito, un paio di consigli: il primo è di insistere su una dizione più pulita per alcuni dei ragazzi, l’altra è di non abbandonare il lavoro sul testo. Essendo lui un bravo regista di atmosfere e sperimentazioni sonore, dovrebbe farsi affiancare da qualche insegnante che si occupi di analisi del testo, qualche attore o regista (Popolizio? Binasco? Rifici?) che si distinguono per il loro lavoro sul personaggio. Anche a questi ragazzi auguro tutto il bene e che riescano presto a incanalare la loro commovente energia nel lavoro, anche qui qualche nome che già si distingue per autonomia e bravura: Alice Spisa, Jacopo Squizzato, Christian Mariotti e Anna Charlotte Barbera (quando non esagera).

Servizio Fotografico con gli allievi della Scuola di Teatro del Piccolo di Milano

L'Istituto Italiano di Fotografia ha dedicato alla Scuola del Piccolo un book fotografico che percorre per immagini la vita della scuola e degli allievi attraverso le varie discipline. Il libro è stato realizzato con gli allievi dell'8° corso (2008/2011) dedicato a Evgenij Vachtangov.